I fatti: cosa è successo a Milano
Sabato 17 ottobre, come ha ricostruito Euronews, la protesta contro il carovita si è svolta in diverse città italiane, sulla scia di mobilitazioni simili in Francia. A Milano la manifestazione è degenerata soprattutto in piazza Duomo: lacrimogeni, idranti e cariche da una parte, estintori, petardi, fuochi d'artificio e lancio di cestini e transenne dall'altra. Le cariche sono arrivate fino alla Galleria Vittorio Emanuele II, le fermate della metropolitana M1 e M3 sono state chiuse e un bagno chimico è stato dato alle fiamme. Il bilancio della giornata, secondo la stessa fonte, è stato di venticinque feriti, tra cui dieci agenti, e di cinquanta persone fermate, metà delle quali minorenni. Momenti di tensione ci sono stati anche a Torino, con dodici fermati di cui dieci minori, e a Bologna, con sette fermati.
Domenica 18 la dinamica è cambiata. Secondo la ricostruzione della Questura di Milano riportata da Askanews, dalle 14 piccoli gruppi di giovani, alcuni a volto coperto, si sono mossi rapidamente tra via San Paolo, piazza Duomo, via Broletto, via Mercanti, corso Magenta, e più tardi corso Garibaldi, via Montenapoleone e piazza Cadorna, colpendo soprattutto negozi di abbigliamento sportivo e di telefonia, per poi disperdersi all'arrivo della polizia. Le segnalazioni sono andate avanti fino alle 21.30 e quattordici agenti sono dovuti ricorrere alle cure ospedaliere.
I numeri ufficiali sono pesanti. La Questura ha comunicato che, dopo i disordini di domenica, sono stati accompagnati in questura 271 giovani: 220 sono minorenni e 60 stranieri. Di questi, 174 sono stati trattenuti in base al nuovo fermo di prevenzione introdotto dal decreto sicurezza del 2026. Facendo il bilancio dei due giorni, Sky TG24 riferisce che gli arresti riguardano 11 maggiorenni, nati in gran parte tra il 2007 e il 2008, e 34 minorenni, con l'accusa di devastazione e saccheggio e di resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale. Va ricordato che si tratta di accuse e di arresti in attesa di convalida, non di condanne: uno dei giovani fermati in piazza Duomo, per esempio, sostiene di non c'entrare nulla con gli scontri e di essere lì per la manifestazione «Italia in piazza».
Le conseguenze si sono viste subito. Confcommercio Milano, per bocca del segretario generale Marco Barbieri, stima danni per circa un milione di euro, a cui si aggiungono i mancati incassi e le prime disdette di alberghi e ristoranti. Nel Quadrilatero della moda diversi marchi, tra cui Chanel, Hermès e Pomellato, hanno tenuto le serrande abbassate per un giorno intero per paura di nuovi disordini. Il governo ha risposto con il dispiegamento di 500 militari nell'ambito di «Strade Sicure», come annunciato dalla sottosegretaria alla Difesa Isabella Rauti, e con l'annuncio di un nuovo decreto contro la «guerriglia urbana».
Il Movimento 17 ottobre e le sue parole
Dopo quei giorni è comparso sui social il «Movimento 17 ottobre», che secondo Il Giorno ha annunciato una «mobilitazione permanente ogni sabato» alle 15 in varie piazze italiane, a partire da Milano, fino alla caduta di quello che definisce un «governo ladro». Sulla sua pagina Instagram il movimento respinge ogni accusa con frasi che vanno lette per quello che dicono: «La sola violenza che vediamo è nei manganelli degli sbirri» e «Siete voi i violenti che ci avete negato un futuro, ora quel futuro ce lo prendiamo». Tra i contenuti pubblicati, sempre secondo Il Giorno, c'è anche un video in cui alcuni autori dei saccheggi regalano la refurtiva a un senzatetto, con la didascalia «Esproprio proletario a Milano». Il movimento usa Instagram per diffondere gli appelli e Telegram per organizzarsi, e nelle chat circola perfino una «guida tascabile alle manifestazioni di piazza» per i più giovani.
Sono parole che spiegano molto del clima, ma non vanno confuse con la protesta nel suo insieme. Chi scende in piazza contro il caro vita, contro salari che non bastano e servizi pubblici in affanno, non è automaticamente responsabile di una vetrina spaccata. E chi ha saccheggiato un negozio non diventa, per questo, il portavoce di una generazione.
Le ragioni del dissenso
Ed è qui che il discorso si fa più scomodo. Liquidare tutto come semplice teppismo è la strada più facile, ma non spiega perché centinaia di ragazzi, molti dei quali minorenni, abbiano risposto in poche ore a un appello nato sui social. Un'inchiesta di FRV News Magazine ha raccolto le voci dei primi giovani rilasciati dopo il fermo: parlano di una violenza vissuta, drammaticamente, come «l'unico modo per farsi sentire» da istituzioni e da una società che percepiscono lontane e indifferenti. Molti vengono dalle periferie milanesi e dalle province vicine, da famiglie in difficoltà economica, segnate da precarietà e mancanza di prospettive. Non si definiscono delinquenti, ma ragazzi con sogni e bisogni rimasti inascoltati, stanchi di essere chiusi dentro etichette. Lo stesso articolo avverte che, senza risposte vere e canali di dialogo alternativi, la tensione nelle strade rischia di crescere ancora.
I numeri aiutano a capire il terreno su cui cresce questa frustrazione. Secondo l'Istat, ad agosto 2026 il tasso di disoccupazione giovanile è salito al 20,3 per cento, sei decimi in più rispetto al mese precedente, mentre le persone in cerca di lavoro sono aumentate di 48mila unità in un solo mese. Nello stesso periodo sono calati i dipendenti a termine e gli occupati tra i 25 e i 34 anni, cioè proprio la fascia che dovrebbe costruirsi una vita autonoma. Per un ragazzo su cinque che cerca lavoro e non lo trova, parlare di futuro è un esercizio astratto.
Anche una parte della politica ha provato a tenere distinti i piani. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala, citato da Euronews, ha detto che «le ragioni della protesta erano comprensibili», mentre la violenza contro le forze dell'ordine e i danni alla città sono «ingiustificabili», e ha chiesto di affrontare questo momento storico con saggezza invece di sfruttarlo per raccogliere consensi. Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Partito Democratico in Regione Lombardia, ha condannato le violenze come «assolutamente ingiustificabili», ma ha messo in guardia dall'usarle per criminalizzare gli studenti che protestano pacificamente per la casa, lo studio e il proprio futuro. Sul fronte opposto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito che protestare è un diritto ma ha condannato le violenze, invitando le opposizioni a non essere ambigue perché «ogni reticenza diventa giustificazione», e il vicepremier Matteo Salvini ha attaccato i centri sociali e la sinistra.
Ascoltare senza giustificare
Il punto, alla fine, è tenere insieme due cose che sembrano in contrasto. I saccheggi e le aggressioni agli agenti restano reati, e su chi li ha commessi deciderà la magistratura, caso per caso, con le garanzie che spettano a chiunque, a maggior ragione a un minorenne. Ma il diritto al dissenso non si esaurisce con una vetrina rotta, e la rabbia di una generazione non si spegne con 500 militari in più nelle strade o con un nuovo decreto. Se i ragazzi dicono che «nessuno li ascolta», la risposta più efficace non è dimostrare che hanno ragione alzando soltanto il livello della repressione. È aprire, finalmente, il discorso su lavoro, casa, scuola e periferie, cioè su quel futuro che sentono di non avere.
Milano, in quei due giorni, ha mostrato il suo volto più fragile. Ignorare il messaggio che c'è dietro sarebbe l'errore più grande.
Fonti
- Askanews, «Questura Milano: 32 arresti per disordini domenica, 23 sono minori», 19 ottobre 2026
- Sky TG24, «Scontri a Milano, cosa succede ora agli arrestati durante i disordini», 20 ottobre 2026
- Euronews, «Proteste contro il caro vita: 50 fermati a Milano, scontri anche a Torino e Bologna», 18 ottobre 2026
- Il Giorno, «Movimento 17 ottobre: “Mobilitazione ogni sabato”. E spunta la pagina Instagram dopo gli scontri di Milano», ottobre 2026
- FRV News Magazine, «Il disagio oltre il disordine: la voce dei giovani dopo gli scontri di Milano», ottobre 2026
- Istat, «Occupati e disoccupati - Agosto 2026 (dati provvisori)», comunicato stampa




